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Enrico Sartorelli

Sono nato a Mantova nel 1966. Ho conseguito una prima laurea in Lettere alla Scuola Normale di Pisa e una seconda laurea in Storia dell’Arte a Cà Foscari. Lavoro in banca da quasi trent’anni. Ho scritto un romanzo e pubblicato alcuni articoli specialistici di storia dell’arte. Tengo travelogues pubblici per divulgare una cultura del viaggio che non sia puro divertimento turistico bensì una forma di conoscenza e di incontro. Sto pubblicando la mia prima raccolta poetica, Senza andare a capo, scritta nell’arco di dieci anni, tenuta nel cassetto per altrettanti, e ora, finalmente, pronta per essere data alle stampe. Sto anche scrivendo un’opera-mondo sui ricordi e le riflessioni legati ai luoghi che ho visitato, alle persone che vi ho incontrato, alle situazioni che ho vissuto, alla ricerca di una visione delle cose che passi attraverso di me ma sulla quale io non abbia potere.

Enrico Sartorelli

Senza andare a capo

Poesie

Robin Edizioni

 

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2) VENTISETTEMILA ANNI FA – Caverna di Pech-Merle (Francia)

Un'escrescenza di roccia sulla parete di una caverna ha ricordato all'artista primitivo la testa di un cavallo. L'uomo ha aggiunto la criniera, l'occhio, le macchie del mantello, ed ecco fatto. Ma non era un gioco: era il potente, primigenio contatto dei "primitivi"...

Foto di viaggio

Duemila caratteri: le mie recensioni

L’Anticristo, vol. I (Fondazione Valla 2005)

Per i primi Cristiani l'avvento del Regno di Dio sulla Terra è imminente. Tutto il primissimo pensiero cristiano è, in senso proprio, apocalittico, e si interroga su quando la Promessa verrà mantenuta, perchè essa verrà mantenuta senza meno, e tra poco si vedrà il Signore degli eserciti giungere sulle nuvole alla testa delle sue legioni angeliche per portare la Giustizia. Ma allora perchè Cristo non è ancora ritornato, a tre, quattro, cinque secoli dalla sua prima venuta e morte sulla Croce? Perchè il Regno di Dio tarda così tanto e ci fa languire nell'attesa, nel dolore, nell'abiezione? I primi Padri cristiani si trovano nella necessità di rispondere a questa domanda, anche per non dare...

E’ oriente – Paolo Rumiz (Feltrinelli 2003)

Trieste-Vienna in bicicletta, per esempio. Oppure Berlino-Istanbul in treno, come un novello Orient Express sul quale l'unico cadavere è la cultura europea, uccisa da localismi, estremismi, sovranismi. I mostri "ismi". Poi, lungo il Danubio su una chiatta, da Gorizia al Salento in automobile, il Nordest ancora in bici. Il tutto in un libretto straordinario per capacità d'illuminazione e nettezza di stile. Se è vero che “il mezzo è il messaggio”, come diceva McLuhan, il mezzo (di trasporto) è il paesaggio. Sia quello fisico che quello umano. In bici o su una chiatta, si è al riparo dal fasullo story-telling dei reporter ufficiali, quelli che i luoghi e le persone, e persino le guerre, le...

Istanbul – Orhan Pamuk (2003, ed. it. Einaudi 2006)

Pamuk in turco significa "cotone" e venne scelto come cognome dalla famiglia paterna di Orhan in riferimento alla propria carnagione chiara. Non tutti i Turchi, infatti, sono mezzi Mongoli coi baffoni lunghi, l'occhio a mandorla e la carnagione olivastra, come ce li immaginiamo noi sull'onda. Anzi. Il mio amico àli, per esempio, della Cappadocia, anche lui ha carnagione chiara e occhi azzurri, sì, proprio come in una poesia di Pasolini, Alì dagli occhi azzurri, contenente una profezia che tutti dovremmo rileggere. La pelle chiara di Orhan Pamuk bene si sposa con la sua condizione di intellettuale a metà tra due mondi, a metà tra Europa e Asia. Che è poi esattamente la stessa...

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